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Figura 1: Posizione geografica della Grotta di S. Teodoro (freccia rossa)
Figure 1: Geographic position of S. Teodoro Cave (red arrow)
Il primo scavo nel sito di S. Teodoro (Figura 2) ebbe luogo nel 1859 ad opera del suo scopritore, il barone Anca. Da allora si sono succeduti diversi sopralluoghi, sondaggi e campagne di scavo da parte di numerosi studiosi (Gemmellaro nel 1867; de Gregorio nel 1925; Vaufrey, 1928). I primi resti umani, appartenenti ad un individuo completo (indicato come ST1), furono rinvenuti nel 1937 dal sig. G. Bonafede, altri nel ’38, ’40 (Maviglia, 1940) e ’42, periodo della prima sistematica campagna di scavo (Graziosi, 1943, 1947).
Dalla Grotta di S. Teodoro complessivamente sono stati a tutt’oggi recuperati sette distinti individui; attualmente due di essi sono conservati presso il Museo di Geoologia “G. Gemmellaro” di Palermo, quattro presso il Museo Fiorentino di Preistoria “P. Graziosi” e uno presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano.
I primi cinque individui (ST 1-5) furono descritti da Graziosi (1947). Sono seguiti lo studio perigrafico ad opera di Correnti (1967) sui crani degli individui ST1 e ST2, le descrizioni di Pardini (1975) del cranio frammentario ST6 e di Aimar e Giacobini (1989) dell’individuo ST7, ed infine la revisione morfometrica di Fabbri (1993) circa il sesso e la statura degli individui ST1 e ST4. Nessuno dei lavori sopra citati ha però preso in considerazione la globalità dei reperti scheletrici del sito; a questo proposito, una revisione complessiva con alcuni criteri d’indagine più moderni è in atto a cura degli autori.
Figura 2: Ingresso dalla Grotta di S. Teodoro (freccia rossa)
Figure 2: S. Teodoro Cave entrance (red arrow)
Oramai da alcune decine d’anni le discipline paleoantropologiche si avvalgono di un’ampia gamma di metodi di datazione assoluta. Per quanto riguarda reperti scheletrici ascrivibili al Paleolitico superiore il metodo di elezione è ancora rappresentato dal 14C, che presuppone però la distruzione di parte del materiale. Considerata l’importanza dei reperti in esame, si è ritenuto opportuno utilizzare un metodo di datazione assoluta non distruttivo, basato sui disequilibri della famiglia radioattiva naturale dell'uranio 235 ed applicabile alla datazione di reperti fossili (Yokoyama et al., 1988; Yokoyama, 1989; Cavagna et al., 1995; Yokoyama et al., 1996; Berzero et al., 1997; Karavanié et al., 1998; Facchini et al., 1998).
In questo lavoro vengono presentati i risultati relativi alla datazione mediante il suddetto metodo dei due individui conservati presso il Museo “G. Gemmellaro” di Palermo (Figg. 3 e 4), conosciuti come ST1 (“Thea”- n° 347 dell’inventario del catalogo) e ST2 (n° 402 dell’inventario del catalogo).
Materiali e metodi
I crani completi degli individui ST1 e ST2 sono stati datati presso il Centro CNR per la Radiochimica e l’Analisi per Attivazione dell’Università di Pavia mediante il metodo U/Pa, basato sui disequilibri esistenti tra radionuclidi della famiglia naturale dell'Uranio 235, valutati mediante spettrometria gamma diretta.
Figura 3
eAntropo,
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bAntropo,
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